Filippo III di Spagna (1598-1621)

a cura di Pietro Magliocca

Filippo III nacque a Madrid il 14 aprile 1578, figlio di Filippo II di Spagna e della regina Anna d’Austria, sua quarta moglie; con la morte di suo padre, salì al trono spagnolo e anche quello portoghese il 13 Settembre 1598. A Napoli venne acclamato il l’11 ottobre dello stesso anno e il 9 settembre del 1599 prese l’investitura del regno da Papa Clemente VIII. Nel 1599 sposò la cugina Margherita d’Austria-Stiria, figlia di Carlo d’Austria e di Maria Anna di Baviera; questo matrimonio fu compiuto per procura nella città di Ferrara, il 13 novembre 1598, e personalmente, a Valencia, sei mesi dopo, il 18 aprile 1599; da questo matrimonio nacquero otto figli (quattro femmine e quattro maschi) tra i quali il futuro Filippo IV. Il 3 ottobre del 1611, la regina Margherita d’Austria morì a San Lorenzo de El Escorial, nella comunità autonoma di Madrid e dove venne sepolta nel Pantheon delle Infante.

Filippo II, suo padre, quantunque gli lasciasse una ben sconfinata monarchia, era però esausta di denaro ed infiacchita di forze; Filippo III fu un sovrano di singolare pietà, altrettanto disapplicato al governo e contento della reale dignità lasciò tutto il potere ai consiglieri, a suoi favoriti, ed ai ministri i quali favorivano i propri interessi personali anziché quelli del reame. Non sfruttando il periodo di pace in cui versava la situazione politica del momento la Spagna finì per essere soggiogata dalle altre potenze europee come la Francia e l’Inghilterra. La crisi si riversò sugli stati annessi tra i quali il regno di Napoli e le continue imposte per fronteggiare gli sprechi della corte Spagnola portarono ad un decadimento economico e finanziario con conseguenze disastrose per la moneta in circolazione. Morì a Madrid il 31 marzo 1621.

La città di Napoli era governata dai seguenti vicerè spagnoli:

Dopo aver deposto il conte di Olivares per aver fatto incarcerare i deputati della città,  D. Ferrante Ruiz di Castro Conte di Lemos, arrivò a Napoli il 16 luglio1599 insieme a D.na Caterina di Zunica sua moglie e Francesco di Castro suo figlio secondogenito.

La zecca si trovava sotto la direzione del mastro Giovanni Antonio Fasulo, banchiere napoletano, già in carica dal 1594 (con Filippo II di Spagna) e fino al 6 settembre  del 1611; lo sostituì Giovanni Francesco Citarella, anch’egli banchiere di Napoli che assunse l’incarico in zecca in data 19 novembre 1611 e la sovrintende fino al 1 luglio dell’anno 1621. I mastri di prova furono Gaspare Giuno (Juno) già dal 1591 e fino al 6 giugno 1609, Francesco Antonio Giuno fino al 1617 e Costantino di Costanzo fino al 1619; il 14 luglio del 1619 questa carica venne assunta da Michele Cavo, banchiere genovese che la lascia il 13 luglio dell’anno 1621. L’attività di incisione nella zecca venne esercitata da artisti del calibro di Pietro Magliulo dal 1610 al 1616, da Giovanni Antonio Consolo  dal 1616 al 1635, con la parentesi del Globo dal 1618 e di Gian Francesco Marra nell’anno 1618.

Di Filippo III è stato trascritto e catalogato un solo nominale in oro, lo scudo; su questa moneta, apparsa all’asta Ratto del 1962 al n. 439 si è a lungo dibattuto circa la sua effettiva emissione; sia il Bovi che il Pannuti una volta risoluto che lo scudo descritto ed illustrato dal Cagiati è invece un carlino “EGO IN FIDE” dorato, hanno evidenziato e sottolineato che detto scudo (asta Ratto) pesa solo gr. 3 e non corrisponderebbe  al peso degli scudi d’oro di gr. 3,38 battuti negli anni precedenti, che era il peso dello scudo d’oro napoletano di Carlo V e di Filippo II di Spagna. Alcuna moneta nel biondo metallo venne battuta sotto il regno di Filippo III di Spagna ed in mancanza di documentazione atta a confermare che vennero coniate monete d’oro, credo che l’unicità dei pezzi monetali andrebbe confermata in tangibile rimostranza. Ad oggi in assenza di almeno un altro esemplare conosciuto, e non si è mai avanzata l’opportunità di appurare se suddetto pezzo unico sia o meno una moneta autentica, si può congetturare da escluderlo dalle catalogazioni.

La prima moneta di rame coniata a Napoli sotto Filippo III è il tornese del 1599, di peso e modulo come i tornesi di suo padre Filippo II, i quali secondo le disposizioni del cardinale Granavela del 1574 dovevano pesare gr. 7,35; il tornese battuto nella zecca di Napoli nei primi anni di regno di Filippo III ha anch’esso questo peso, che oscilla tra i gr. 7,18 e gr. 8,72; tenuto conto quindi dei pesi medi dei tornesi di Filippo III posso affermare che i primi tornesi di Filippo III (datati 1599 e 1600) sono la continuazione dei tornesi di Filippo II. L’acciarino, la pietra focaia, le fiamme e i bastoni decussati a croce di S. Andrea che sono incisi su questi primi tornesi, sono tutti elementi che componevano la collana indossata dai cavalieri dell’Ordine del Toson d’Oro.

Anno 1599 – Senza Sigle

Il secondo Tornese differisce dal primo perchè ai lati detiene due pietre focaie al posto delle due fiamme.

Nel 1600 venne battuto il tornese con tale millesimo, molto raro (foto non disponibile), il quale non ha le sigle e ha incisa la data con •1• •6• (1600)

In esecuzione di un ordine reale datato ottobre 1598, si diede corso a mutare l’effige sovrana sulle monete d’argento, eccezione fatta per le 3 cinquine d’argento “PAX ET VBERTAS” :

Doc. del Conte de Olivares alla Summaria – Datum Neapoli die decimaquinta octobris 1598. “Mutamento dell’effige del Sovrano sui coni” – A.S.N. Colleaterale Negotiurum Mamerae Vol. 10 c. 69 – Philippppus […] Ill.i et Mag.ci Viri Collateralis etc. Essendo passato da questa presente a meglior vita la Maestà del Re Nostro Signore di gloriosa memoria et con la nova successione della Maestà de Felippo Terzo suo figlio Nostro Signore è necessario mutare l’effige delli cugni della Regia Zeccha delle monete, et in quelle ponere l’effigie, et inscriptione della prefata Maestà de Felippo Terzo. Perciò ci è parso farvi la presente per la quale ve dicimo et ordinamo, che debbiate provedere, et dar ordine al Maestro di Zeccha, ed altri officiali di detta Regia Zeccha a chi spetta, che da qua avante nelle monete che si zeccheranno in questa Regia Zeccha, debbiano ponere l’effige, et inscriptione ut supra de la predetta Maestà de Felippo Terzo quale ordinerete, che con ogni celerità se facciano dette nove effigie che tale è nostra volontà, et intentione.

Nel 1600 la contessa di Lemos, D.na Caterina di Zunica moglie del vicerè, aveva invogliato i reali a fare un viaggio per l’Italia e visitare il regno di Napoli; in occasione del futuro evento, che Filippo fece ben sperare, venne fatto coniare, per ordine del vicerè stesso, il conte di Lemos, il tarì con le cornucopie portanti i busti di Filippo e Margherita per essere gettato al popolo proprio in occasione di quella visita; ma questa (non si conoscono le motivazioni) venne meno ed il tarì, coniato in pochissimi esemplari, fu ritirato e ripercosso  con il conio del successivo carlino “ego in fide”.

Tarì

Carlino

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